?> PianetaOggi TV » ANTIMAFIA DUEMILA

Archive for the ‘ANTIMAFIA DUEMILA’ Category

L’IMMANE GENOCIDIO NUCLEARE AD OPERA DELL’UOMO DIABOLICO DEL PIANETA TERRA

Venerdì, Agosto 6th, 2010

NEL 65° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE, BAN KI-MOON ESORTA AD ABBANDONARE
LE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA

HIROSHIMA RICORDA LA BOMBA ATOMICA: STORICA PARTECIPAZIONE DEGLI STATI UNITI

La campana della Pace di Hiroshima ha suonato alle 8.15 (l’1:15 in Italia), esattamente allo stesso momento in cui il 6 agosto 1945 un B-29 americano scaricò sulla città giapponese una bomba atomica, uccidendo in pochi secondi decine di migliaia di persone e centinaia negli anni. Oltre 55.000 persone hanno celebrato oggi a Hiroshima il 65° anniversario dal lancio della bomba atomica sulla città giapponese, in una cerimonia storica che ha visto per la prima volta la partecipazione ufficiale degli Stati Uniti e di un segretario generale delle Nazioni Unite. All’evento commemorativo, tenuto nel Peace Memorial Park realizzato nel centro della città rasa al suolo il 6 agosto 1945, hanno partecipato, tra le altre numerose personalità di spicco, l’ambasciatore Usa in Sol Levante, John Roos, in rappresentanza degli Stati Uniti, il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, e il premier nipponico Naoto Kan.
Presenza record anche per la partecipazione internazionale alla cerimonia, con diplomatici in rappresentanza di 74 Paesi, il numero più alto finora registrato, tra cui anche la prima assoluta delle potenze atomiche Francia e Gran Bretagna. «Siamo tutti insieme in un viaggio da Ground Zero a Global Zero, ovvero un mondo libero dalle armi di distruzione di massa - ha dichiarato Ban nel suo intervento alla cerimonia -. È l’unica via percorribile verso un mondo più sicuro. Finchè esisteranno gli armamenti atomici saremo costretti a vivere sotto un’ombra nucleare».
In un momento in cui il rischio di proliferazione delle armi atomiche è sempre all’ordine del giorno della politica internazionale, nel corso della cerimonia si è voluto rinnovare ancora una volta l’impegno della città martire contro questa tendenza. Ban Ki-moon, il segretario generale delle Nazioni unite (Onu), era presente alla cerimonia. «La mia visita ha rafforzato la mia convinzione che queste armi devono essere messe fuorilegge, sia da una convenzione sulle armi internazionali sia da una cornice di strumenti che si rafforzino reciprocamente», ha detto in un discorso a Nagasaki, di fronte a uno dei simboli dell’olocausto nucleare: la cattedrale cattolica di Urakami.
I bombardamenti ebbero luogo il 6 e il 9 agosto 1945: nessuno è mai riuscito a dare un esatto numero delle vittime nelle due città che furono annichilite. Incommensurabili anche i danni - fisici, psichici, sociali - lamentati dagli «hibakusha», cioè le persone che furono esposte alle radiazioni del bombardamento nelle due città. Il 15 agosto 1945 il Giappone si arrese, ma gli storici ancora oggi sono divisi sulla valutazione dell’effettiva necessità di utilizzare armi di quel tipo. Gli Stati uniti non hanno mai, ufficialmente, fatto alcun passo indietro su quella scelta e preso parte alle commemorazioni, fino ad oggi.

6 agosto 2010 - La Stampa

STAZIONE DI BOLOGNA 2 AGOSTO 1980

Lunedì, Agosto 2nd, 2010

free video player & video platform - interactive video, online video solution: video player, video editor - kaltura
wordpress video - wordpress plugin for integrated video on video blogs, and video tools

REPERTORIO 2004
RICORDANDO LA TERRIBILE STRAGE ALLA STAZIONE DI BOLOGNA DEL 02-08-1980
IN COLLABORAZIONE CON ARCOIRIS TV ONLINE SAT / TELEIDEA CHIANCIANO T.
A CURA DI MASSIMO BONELLA.

IN PRIMO PIANO

Sabato, Luglio 31st, 2010

PROSTITUZIONE INFANTILE: LE ABERRANTI RIVELAZIONI
DELLA CITTÀ DI CORRIENTES (ARGENTINA)

L’incredibile storia di Sonia López svela un inimmaginabile circuito di abuso sessuale a Corrientes (Argentina), avallato dai genitori e nascosto dalle istituzioni. I dettagli sono aberranti:
Come ha dichiarato Sonia Lopez, rappresentante delle Madri di Corrientes e Presidente dell’Associazione “Atrévete a la Vida” , al quotidiano “Cronaca”, nella città di Santa Rosa, situata a 160 chilometri a nord della città di Corrientes, il 50% della forza lavoro impiegata nella floricoltura è minorile.
Secondo i datori di lavoro questo accade perché i bambini sono più delicati nella raccolta dei boccioli.
“Nelle segherie i ragazzi guadagnano di più dei genitori”, dice Sonia.
“A Corrientes nessuna legge viene applicata”, dice l’assistente sociale. “Le bambine da piccole sono violentate da parte di membri della famiglia e poi inserite nel circuito della prostituzione.”
Ci sono luoghi come Santa Ana, che per tre pesos (meno di un dollaro) si ottengono prestazioni sessuali. A Santa Rosa, i genitori dilatano l’ano alle bambine con la pallina del deodorante per farle prostituire nei fine settimana “, dice Lopez.
Racconta anche che le denunce di fronte a questi casi non vengono riconosciute e che a Santa Rosa i bambini sotto i 6, 7 e 8 anni sono usati per i preliminari.
“Una bambina mi confidò piangendo che avendo tredici anni era considerata vecchia per prostituirsi perché i clienti preferiscono le più piccole”.
Dopo aver ottenuto queste informazioni, Sonia ha rintracciato la madre della bambina che ha dichiarato che sua figlia si dispera per poter andare sulla strada, quando i camion passano, perché “con quel denaro si droga”. “Santa Rosa ha 15.000 abitanti e 16 poliziotti”, spiega.
Le madri non vogliono che le loro figlie siano denunciate perché sono loro che provvedono al mantenimento della casa.
- Che cosa fanno i funzionari, le autorità?
“Niente! A Corrientes non si applica la legge. (…) La provincia di Corrientes ha elementi a disposizione: la legge 26.061, stanzia il 3% del bilancio del “Ministero per lo Sviluppo Umano” alla “Protezione Integrale dei Minori”. Si tratta di una somma consistente, ma i funzionari guardano altrove. Non hanno mai fatto nulla anche se come Consiglio provinciale per l’Infanzia, l’Adolescenza e la Famiglia hanno l’autorità per intervenire. La risposta è sempre l’indifferenza.
- E la giustizia federale?
“Il Giudice federale, Carlos Vicente Soto Davila, non se ne occupa. I pubblici ministeri perdono anche la voce a forza di combattere contro questa inefficienza. Ad Ituzaingó, un adolescente di 19 anni, prese un’overdose e si bruciò le mani al fine di non essere costretto a rapinare per conto di un poliziotto. Ho sentito dolore nell’anima, perché il padre di questo ragazzo era un vecchio studente dei miei genitori che erano insegnanti.
“Inoltre non vi è alcuna reazione all’incesto che è un reato penale in tutto il paese.
“Queste cose non succedono solo a Santa Rosa, ma anche nel Basso Pujol, un quartiere molto povero dove non esistono neanche i mattoni perchè si vedono solo baracche. Vivono in queste condizioni, al di sotto della soglia di povertà, hanno la tv al plasma, ma i bambini vanno scalzi. Si vive in promiscuità, sette o otto persone ammassate in una piccola stanza. L’incesto è quotidiano ma non “viene denunciato”.
Questa mattina, dopo aver appreso della pubblicazione del giornale “Cronica”, Marta Pelloni, coordinatrice nazionale della rete Infanzia Rubata ha parlato del tema alla radio “Del Plata”, sito “Online911″, esprimendosi in questi termini: “È agghiacciante ciò che accade, ma purtroppo non vi è alcuna presa di posizione politica per sradicare questo problema sociale … è una questione di Stato, di Governo”.
La coordinatrice della rete ha sottolineato che: “non c’è nessuna decisione politica a Corrientes e posso affermarlo con tutte la carte in mano”. Ha aggiunto inoltre che: “Queste mafie offrono tanti soldi e sostengono una certa classe della popolazione. Hanno limitato l’autorità della polizia di Delitti Complessi che stava lavorando bene. (…). Il traffico di droga e la tratta dei minori vanno di pari passo. Non esistono leggi per il clientelismo pedofilo.

Fonte: Urgente24.com

1 luglio 2010

LA STRAGE DI VIA D’AMELIO

Sabato, Luglio 24th, 2010

IN VIA D’AMELIO NEL RICORDO DI PAOLO
di AMDuemila - 19 luglio 2010

E’ una via D’Amelio sempre più affollata quella che sta abbracciando il presidio, attualmente in corso, organizzato dal “Popolo delle Agende Rosse”. E iniziato questa mattina alle 8.00, dopo una veglia notturna in memoria della strage in cui vennero uccisi, il 19 luglio del 1992, il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta.

Diverse le iniziative che si sono succedute nel corso della giornata, sul palco allestito davanti alla casa della madre del giudice assassinato e che alle 16.55, ora dell’attentato, sono state interrotte per un minuto di silenzio. Al quale è seguita la lettura di una poesia da parte di Marilena Monti.
Insieme a Rita e Salvatore Borsellino, fratelli del magistrato, tante le testimonianze di rappresentanti della società civile, precedute dallo spettacolo di decine di bambini che hanno cantato e parlato di legalità.
Tra gli interventi che nel pomeriggio si sono alternati sul palco anche quello del direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni, che ha letto alcuni stralci del libro “Giustizia e Verità”, che raccoglie gli scritti inediti del giudice Paolo Borsellino. Durante la lettura del libro, curato dallo stesso Bongiovanni, il direttore ha sottolineato l’estrema attualità delle parole del giudice dedicandogli quanto lui stesso aveva detto in merito all’amico Giovanni Falcone: “Perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione, perché mai si è turbato, perché è stato sempre pronto a rispondere a chiunque della speranza che era in lui? Per amore”.
Al presidio seguirà il corteo verso l’albero Falcone, in via Emanuele Notarbartolo, dove avverrà la chiusura della tre giorni di manifestazioni.

La Redazione

LA STRAGE DI VIA D’AMELIO

Sabato, Luglio 24th, 2010

IL CORAGGIO E LA COERENZA DI PAOLO BORSELLINO,
IL FARO PER UN’ITALIA MIGLIORE

Strage di via D’Amelio. Al via gli eventi per la ricorrenza.
di Anna Petrozzi e Lorenzo Baldo - 17 luglio 2010

Palermo. Partecipato, intenso e commovente l’incontro organizzato dall’Anm per questa mattina presso l’Aula Magna del Palazzo di Giustizia.

Parole sentite, dirette, vere, intrise di quell’autenticità che inghiottisce ogni retorica quelle pronunciate a turno da Nino Di Matteo, presidente dell’Anm Palermo e coordinatore dei lavori, Vittorio Teresi, Antonio Ingroia, Rita e Salvatore Borsellino e dagli altri intervenuti.
L’aula era piena di giovani e meno giovani, agende rosse e scorta civica, magistrati, avvocati, forze dell’ordine, giornalisti e gente comune. Un minuto di silenzio e poi un lungo dialogo tra relatori e pubblico alternato da ricordi, applausi, ferme prese di posizione, lacrime, denuncia dell’attualità, rabbia… una vibrante sintonia di intenti, una grande, quanto rarissima, unità nel nome di Paolo Borsellino.
Dall’uomo, dalla sua allegria e arguzia, dalla generosità e ottimismo e dal magistrato dalla professionalità ineguagliabile e profondamente indipendente, dal senso dello Stato e dall’integrità, si è preso spunto per tracciare la figura di un essere umano unico e speciale di cui la violenza e l’arroganza hanno privato tutti noi.
Ma soprattutto dal suo coraggio e della sua coerenza quali linee guida essenziali per trasformare il ricordo in azione. Per far rivivere continuamente quel piccolo uomo che ha saputo dare un’anima e un corpo a valori sempre più relegati alla pura idealità e per i quali, invece, lui è andato coscientemente a morire.
Coraggio di andare incontro al proprio destino, quindi, ma anche di parlare. Di urlare, se necessario, per denunciare gli attacchi al pool, al fraterno amico Giovanni Falcone, episodi esemplari rimasti nella storia che oggi vengono comodamente archiviati per far credere – lo ricordano sia Di Matteo sia Ingroia – che Borsellino fosse un magistrato ligio e zitto. Eppure rischiò persino un provvedimento disciplinare del CSM quando, sciogliendo il suo naturale riserbo, seppe alzare la voce per denunciare le manovre in corso per azzerare il metodo di lavoro che aveva portato al maxi-processo.
E coraggio, ancora, di indicare nella collusione con i colletti bianchi la vera forza di Cosa Nostra e sintetizzarla in quella semplice frase rimasta celebre quanto troppo poco compresa nella sua essenza: il nodo è politico.
Con questo esempio, con questo riferimento di coraggio, Nino Di Matteo ha voluto denunciare gli odierni tentativi di ridimensionamento della funzione della magistratura e i progetti di legge finalizzati a recidere quel fondamentale filo di collegamento fra magistratura e polizia giudiziaria con il fine “in malafede” di “creare nuovi spazi di impunità”. Le critiche non sono però rivolte solo al potere esecutivo e legislativo. Il sostituto procuratore non teme di puntare il dito anche verso la stessa magistratura protagonista in questi giorni, ancora una volta, di scandali che ne disvelano quella parte “che va troppo a braccetto con il potere”.
Quando la parola passa a Rita e Salvatore coerenza e coraggio sono anche ricordo privato, dettagli di vita quotidiana, struggente dolore che entrambi, sorella e fratello, hanno saputo trasformare in impegno sociale trasmettendo a migliaia di persone, bambini, giovani e cittadini italiani l’esempio di Paolo.
Anche per Rita Borsellino non è solo il giorno del ricordo. E’ anche l’occasione per riflettere su questo momento storico che definisce persino peggiore del 1992 quando “almeno sapevamo chi erano gli amici e i nemici, a chi affidare la fiducia”. Il riferimento è alle recenti risultanze investigative che stanno dimostrando che nel biennio delle stragi una parte dello stato lottava in una direzione e un’altra in senso opposto. Il suo auspicio, sollecitato da Di Matteo, è che la caparbietà di questi pochi giudici impegnati in prima linea possa giungere alla verità, quella verità – afferma con forza Rita – che può essere solo una.
Salvatore è visibilmente emozionato quando viene il suo turno. L’aula magna è per lui un luogo sacro, per il rispetto che la magistratura dovrebbe trasmettere e ricevere, quale ultimo baluardo della democrazia, vilipesa invece da ripetuti insulti e offesa da condotte che il fratello Paolo avrebbe di certo condannato.
Si dice molto preoccupato per l’incolumità e per l’indipendenza di quei magistrati che si stanno avvicinando alla verità sulla strage di via d’Amelio che è – lo ripete incessantemente ormai – una strage di Stato, consumata quale esito della trattativa cui – ne è convinto – Paolo si sarebbe messo di traverso con tutte le forze. Solo uccidendolo e facendo sparire la sua agenda rossa si poteva fermarlo.
Alla fine di ogni intervento si levano quei quadernetti rossi, silenziosi e potenti del loro carico simbolico, stanno lì a chiedere la verità e anche quest’anno presidieranno via D’Amelio per impedire che anche quel luogo sacro venga profanato.
Salvatore vuole spiegare perché. “Non è vero, come scrivono alcuni giornali, che non vogliamo le istituzioni, noi non vogliamo quelli che le occupano indegnamente!”, precisa con fermezza in uno scroscio di applausi.
“Quando esplose la bomba, mia mamma – racconta commosso – ha pensato ad una fuga di gas. Quindi è corsa giù dalle scale perdendo le pantofole e calpestando a piedi nudi i vetri si è diretta in strada dove un pompiere l’ha presa in braccio e non aveva nemmeno un graffio. I medici dicono che quando si subisce un forte trauma il cervello ci protegge e lei non solo non ha realizzato che si trattava di un attentato a suo figlio, ma poi è passata in via D’Amelio senza vedere ne il corpo di Paolo riverso a terra ne tutto il sangue dei suoi ragazzi. Ma non è andata così. Io lo so cos’è successo – ha proseguito tra le lacrime. – Paolo l’ha presa in braccio per le scale e le ha coperto gli occhi affinché non vedesse e l’ha accompagnata in strada”. Ecco perché per me Via D’Amelio è sacra.
Non è facile per il procuratore aggiunto Antonio Ingroia riprendere le fila del discorso dopo la pausa di profonda emozione generata dal racconto di Salvatore.
Anche il magistrato ha la voce rotta, domina a fatica il riaffiorare del dolore, trasmette tutta quell’“assenza ancora bruciante” del suo maestro di professione e di vita, quel vuoto incolmabile. Ma così come la vita riprende e le promesse esigono di essere mantenute, Ingroia confida ai giovani rapiti di sentirsi ottimista perché dopo quasi vent’anni si stanno finalmente aprendo squarci di luce. Certo lo scenario che illuminano appare agghiacciante così come “tutti noi avevamo avuto la sensazione che fossero andate le cose”. Ma oggi la concomitanza delle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza e di Massimo Ciancimino e la relazione di recente approvata dalla presidenza della Commissione antimafia dimostrano che ci sono stati dei passi in avanti.
“Oggi è il tempo della riconciliazione con noi stessi e con la nostra coscienza. Con la nostra anima. Ognuno ha in sé una sorta di senso di colpa – continua come in una confessione – per non aver fatto abbastanza per salvare la vita di Paolo Borsellino. Che invece si è fatto scudo per tutti noi. Questo ci deve spingere a riconciliarci con noi stessi con il preciso obiettivo di fare di più, di lavorare con una ragione in più. Abbiamo un debito di riconoscenza. Quello di ricercare quella verità sulle nostre origini. Noi siamo figli di quel bagno di sangue, eredi di tutto ciò che è venuto dopo. E abbiamo diritto alla verità. Potremmo ancora costruire un’Italia migliore se davvero tutti si ispirassero, almeno un pochettino a Paolo Borsellino”.
Per concludere il magistrato ha fatto suo l’appello di qualche tempo fa lanciato da Agnese Borsellino. La moglie del giudice aveva chiesto che chiunque fosse stato al corrente dei segreti di Via D’Amelio parlasse, che avesse un po’ del coraggio di suo marito.
Non mi sembra che questo appello sia stato raccolto, ha sottolineato Ingroia. “Ma c’è ancora tempo per dimostrare di voler raccogliere l’eredità di Paolo Borsellino. Basterebbe ritirare quella proposta di legge che vuole limitare le indagini della magistratura e imbavagliare la stampa e ora anche i pentiti. Negare la protezione a Spatuzza, proprio ora che si stanno aprendo scenari inquietanti, mentre viene concessa a collaboratori di minor calibro può voler dire solo due cose. O è iniquo il provvedimento e allora lo si corregga, o è iniqua la legge che lo stabilisce e quindi si avvii l’iter per modificarla. C’è ancora tempo, ha ripetuto, per fare un passo indietro”.
E c’è l’obbligo da parte di tutti noi di farci guidare dalla “insaziabile sete di verità” che aveva Paolo Borsellino e dalla “convinta Fede di poterla far emergere”.

http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=29733&Itemid=78

CONFERENZA A PALERMO AGGIORNAMENTO FLASH

Domenica, Luglio 18th, 2010

ULTIM’ORA

“APRIAMO LA PORTA DELLA VERITÀ E DELLA GIUSTIZIA”
DECIMO CONVEGNO ANNUALE ORGANIZZATO A PALERMO DALLA REDAZIONE
DI ANTIMAFIADUEMILA

Una serata speciale per la redazione di ANTIMAFIADuemila che per il decimo anno consecutivo ha organizzato a Palermo, in occasione della commemorazione della strage di Via D’Amelio, una conferenza che anno dopo anno si è ormai trasformata in un appuntamento decisivo. Un momento d’incontro in cui rappresentanti del mondo della magistratura, dell’informazione e di quella politica che si batte seriamente per la lotta alla mafia fanno il punto sulle indagini in corso e sui passi fatti in direzione della verità che a 18 anni dalle stragi dei primi anni Novanta ancora non è stata raggiunta. Quella verità per la quale ANTIMAFIADuemila, nel suo piccolo, si batte da sempre, sin dal primo numero della rivista presentato a Palermo nell’anno 2000 quando di stragi nessuno parlava.
Ieri sera, al tavolo dei relatori, al fianco di Giorgio e di Anna, caporedattrice, sedevano i giornalisti Peppino Lo Bianco e Sandra Rizza, i magistrati Antonio Ingroia, Antonino Di Matteo, Roberto Scarpinato e Salvatore Borsellino, fratello del giudice assassinato in Via D’Amelio nel 1992.
Titolo dell’incontro: “Sistemi criminali. Quanto sono ‘deviati’ gli apparati dello Stato?” Un interrogativo che richiama proprio lo stato delle delicate indagini sulle stragi, dalle quali è emerso, negli ultimi sviluppi investigativi, che i servizi segreti hanno partecipato alle fasi di ideazione e attuazione degli attentati in cui persero la vita i giudici Falcone e Borsellino, gli uomini delle scorte e tanti innocenti.
Ed è su questo concetto che Giorgio ha concentrato la gran parte del suo discorso. Parlando di servizi “non deviati, ma servi del potere forte di turno, qualunque esso sia”. “Gli unici deviati – ha proseguito Giorgio - sono stati Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e quanti cercavano e cercano di fare giustizia in uno Stato avido di potere, all’interno del quale la Giustizia spesso non esiste”.
Dopo aver ricordato che funzionari dello Stato hanno partecipato agli attentati non solo in qualità di mandanti occulti, ma anche come esecutori, Giorgio si è detto felice che i magistrati presenti fossero “ancora vivi”.
“Continuiamo a difenderli con la nostra presenza e la nostra solidarietà”. Parole particolarmente apprezzate da Salvatore Borsellino, che le ha richiamate nel corso del suo intervento prima di esprimere un profondo senso di paura per quegli stessi magistati, giunti ormai troppo vicino alla verità e a rischio della stessa vita. “Io vi faccio una promessa – ha dichariato con forza Salvatore - noi saremo sempre al vostro fianco. Certo non potremmo proteggervi fisicamente come quegli angeli della scorta di Paolo non hanno potuto strapparlo alla morte, ma vi proteggeremo con il nostro calore e con il nostro appoggio. Quella strada che avete detto di voler percorrere non la percorrerete da soli”.
Le parole di Salvatore sono un grido di Giustizia: “Se qualcuno tenterà di chiudere la porta della verità, così come altre volte è stato fatto, noi vi giuriamo che ci metteremo di traverso perché quella porta non sia chiusa” . “E contro chi non vuole Verità e Giustizia continueremo a gridare fino ad assordare le loro orecchie”.
L’applauso dei presenti, circa 600 persone, è scrosciante mentre il pubblico si colora del rosso delle agende alzate con orgoglio verso il cielo. Quelle agende che sono anche il simbolo dei cittadini che hanno scelto di fare da scorta civica a quegli stessi magistrati. Che nel corso della serata hanno ringraziato Giorgio, ANTIMAFIADuemila, Salvatore la società civile che si è assunta quel compito.
Giorgio è soddisfatto: “Ancora c’è una parte di istituzioni che rappresenta questo Stato – dice - e quindi

ancora possiamo lottare per far trionfare la democrazia in Italia. Ma non tutti i magistrati sono uguali – specifica - ci sono quelli seduti a questo tavolo, che ne rappresentano altri, ma ci sono anche quelli che appoggiano i delinquenti. Che si iscrivono alla P2, alla P3 e così via e che non rappresentano il popolo”. Poi conclude: “Io non sono a favore della lotta armata, ma della rivoluzione culturale, spirituale, intellettuale e spero che questa battaglia la potremo vincere. Così come alcuni profeti hanno preconizzato”.

La Redazione

18 luglio 2010

INTERVISTA A GIORGIO SINI IMPORTANTE TESTIMONIANZA

Domenica, Luglio 18th, 2010

free video player & video platform - interactive video, online video solution: video player, video editor - kaltura
wordpress video - wordpress plugin for integrated video on video blogs, and video tools

IN COLLEGAMENTO DA TREVISO,
INTERVISTA A GIORGIO SINI “DIRETTORE D’ORCHESTRA”.

NEL 1999 LAVORAVA ALLA RTS RADIO TV SERBIA NEL PERIODO DELLA GUERRA E DEI BOMBARDAMENTI NATO SU BELGRADO.
IMPORTANTE TESTIMONIANZA…..

IN STUDIO A VENEZIA MASSIMO BONELLA.
COLLABORAZIONE TECNICA A TREVISO DANIELE PANCERA.

PRIMA PARTE.

WWW.PIANETAOGGI.TV ALL NEWS LINEA DIRETTA CON L’INFORMAZIONE.

INTERVISTA A GIORGIO SINI IMPORTANTE TESTIMONIANZA

Domenica, Luglio 18th, 2010

free video player & video platform - interactive video, online video solution: video player, video editor - kaltura
wordpress video - wordpress plugin for integrated video on video blogs, and video tools

IN COLLEGAMENTO DA TREVISO, INTERVISTA A GIORGIO SINI
“DIRETTORE D’ORCHESTRA”.

SECONDA PARTE.

INTERVISTA A GIORGIO SINI IMPORTANTE TESTIMONIANZA

Sabato, Luglio 17th, 2010

free video player & video platform - interactive video, online video solution: video player, video editor - kaltura
wordpress video - wordpress plugin for integrated video on video blogs, and video tools

IN COLLEGAMENTO DA TREVISO INTERVISTA A GIORGIO SINI
“DIRETTORE D’ORCHESTRA”

TERZA PARTE.

INTERVISTA A GIORGIO SINI IMPORTANTE TESTIMONIANZA

Sabato, Luglio 17th, 2010

free video player & video platform - interactive video, online video solution: video player, video editor - kaltura
wordpress video - wordpress plugin for integrated video on video blogs, and video tools

IN COLLEGAMENTO DA TREVISO INTERVISTA A GIORGIO SINI
“DIRETTORE D’ORCHESTRA”

QUARTA ED ULTIMA PARTE.
WWW.PIANETAOGGI.TV LINEA DIRETTA CON L’INFORMAZIONE.

HTML