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ASSOCIAZIONE LAOGAI INFORMA

Mercoledì, Giugno 16th, 2010

Nel Salone dei Cinquecento al Palazzo Vecchio di Firenze si è svolto un convegno contro la piaga del lavoro forzato. Durante la conferenza l’On. Pagano e l’On Calgaro hanno presentato la proposta di legge contro l’importazione ed il commercio dei prodotti del lavoro forzato.

“La nostra non e’ una iniziativa contro la Cina” – ha precisato Toni Brandi, presidente della Laogai Reseach Foundation Italia Onlus, promotore, insieme a “Il Firenze”, quotidiano del gruppo E Polis, del convegno sul tema “La globalizzaizone e la piaga del lavoro forzato, clandestino e minorile: il caso Cina”. “Abbiamo deciso di batterci in difesa dei diritti dei milioni di detenuti cinesi costretti” dice Brandi “a ritmi di lavoro disumani in veri e propri lager, i cosidetti laogai. 1422 quelli rintracciati fino a oggi. Luoghi di pena dove si producono giocattoli, alimenti, abbigliamento, componenti meccaniche ed altro, a tutto vantaggio di un regime totalitario per nulla rispettoso delle indicazioni degli organismi internazionali. “Cosi’ come in America e’ vietata l’importazione di prodotti provenienti dai campi di concentramento, perche’ in Europa e soprattutto in Italia non e’ possibile avere una legge che lo impedisca?”

Con 5-10 euro puoi rivestirti, secondo l’indagine condotta da Silvia Pieraccini, giornalista de il Sole 24 ore e autrice del libro “L’assedio cinese”, che vive a Prato e conosce molto bene la realtà locale”. “Oltre il 95% delle imprese cinesi che esistono sul territorio sono fuorilegge; vi lavorano gratis migliaia di braccia, ripagando in questo modo il datore di lavoro che li ha introdotti clandestinamente in Italia. Su 185 mila abitanti sono 18mila i cinesi regolari mentre si presume che siano circa 30 mila i clandestini. Sono in tutto 4.500 le aziende cinesi, 3400 solo per l’abbigliamento capaci di immettere giornalmente sul mercato un milione di nuovi capi “pronto moda”, che nel 2009 sono cresciute del 13%, per un giro di affari per 2 miliardi di euro di cui oltre il 50% in nero. Secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia nell’ultimo anno sono stati trasferiti solo da Prato 484 milioni di euro (+24,5% rispetto al 2008).

Questo comporta una sottrazione di ricchezza al territorio che non può reinvestire i proventi del lavoro realizzato.

Dice la Pieraccini “Non dobbiamo sottovalutare questo virus della illegalita’ che si sta espandendo in maniera esponenziale, una febbre che puo’ contaminare il tessuto sano del nostro Paese”.

Due sono le domande di Giulio De Rita, ricercatore del Censis: perche’ a Prato e dov’è Prato che, tra l’altro, non ha piu’ neanche la propria Banca?

Alla prima e’ semplice rispondere perche’ Prato e’ storicamente il distretto tessile della Toscana e quindi per gli imprenditori cinesi e’ stato piuttosto semplice inserirsi in un contesto del genere.

Manca invece, del tutto, la reazione sociale degli abitanti anche se il 60% di loro (a fronte del 25% nel resto della Toscana) non ritiene l’immigrazione cinese una risorsa positiva. “Si avverte tra la popolazione un disagio silenzioso, proprio come il lavorio delle migliaia di operai cinesi, ma inerte”.

Secondo Alessandro Pagano, deputato Pdl, uno dei 15 firmatari (rappresentanti di tutti i partiti presenti in Parlamento) della proposta di legge che intende far rispettare i diritti umani, pena l’estromissione dal mercato di chi disattende, “il fenomeno dell’immigrazione clandestina e del lavoro nero fa fatica ad emergere, pur essendo un problema di dimensioni macroscopiche. La realta’ e’ che non si fanno piu’ figli e la popolazione e’ invecchiata dal punto di vista biologico. C’e’ poi anche la possibilita’ della rendita cospicua, del guadagno facile anche se illegale, concedendo in affitto a cittadini cinesi immobili che vengono trasformati in fabbriche clandestine dove di giorno e di notte si lavora a turno. L’unica strada per porre un limite a tutto cio’ deve essere una severa sanzione amministrativa ma anche l’interdizione e la confisca dei patrimoni (macchinari e prodotti finiti) e dei guadagni illeciti dal una parte ma anche la tracciabilita’ con iscrizione in un albo delle imprese che non usano il lavoro forzato, dall’altra. “ Bisogna educare al rispetto delle regole “ ha detto il questore di Firenze, Francesco Tagliente, che ha illustrato la realta’ della sua citta’ dove a fronte di numerosi e regolari controlli nei capannoni laboratori il fenomeno si e’ contenuto.


Toni Brandi
Presidente
Laogai Research Foundation Italia
cell : Int +servizio.interni@ 39 345 43 888 67
email : toni.brandi@laogai.it
www.laogai.it

ASSOCIAZIONE LAOGAI ONLUS INFORMA

Martedì, Dicembre 29th, 2009

“Strage di Innocenti. La Politica del Figlio Unico in Cina”

Ancora oggi fra le tante libertà represse nella Cina post-olimpica, non è consentito ai genitori di avere il numero desiderato di figli. Il Governo Cinese si vanta infatti di aver “evitato” ben 400 milioni di nascite dal 1979. La Laogai Research Foundation, grazie a molte persone che hanno investigato in Cina, sottoponendosi ad enormi rischi, ha raccolto in “Strage degli Innocenti. La politica del figlio unico in Cina” (Guerini, Milano 2009) le testimonianze ed i documenti ufficiali comprovanti le crudeltà connesse a questa politica. La maggior parte delle persone è al corrente della “politica del figlio unico” ma non è a conoscenza di cosa questo comporti: Jin Yani, una giovane donna incinta di nove mesi è stata sottoposta ad aborto forzato per aver portato avanti una gravidanza senza avere il permesso, nonostante attendesse il suo primo figlio. Un contadino di nome Huang Qiusheng descrive il caso della moglie che, giunta al nono mese di gravidanza, aveva partorito regolarmente nonostante avesse già subito un’iniezione nell’utero. Il neonato venne, successivamente, ucciso da poliziotti che sbatterono violentemente il corpicino sul pavimento. Questi non sono casi isolati. Secondo inchieste della stampa internazionale, la legge sulla pianificazione familiare causa decine di migliaia di sterilizzazioni e aborti forzati all’anno. Questa politica provoca anche altri problemi come l’eccidio di bambine, il traffico ed il suicidio delle donne, adolescenti senza esistenza legale e l’invecchiamento della popolazione, che preoccupa il partito poichè «l’economia soffrirà se vi saranno meno lavoratori e più anziani da mantenere». Il problema degli aborti forzati è quindi solo “economico”! Nella Cina di oggi tutto è permesso nel nome del dio profitto. In nome dell’utile e del lucro, è lecito inquinare le terre, i fiumi e l’atmosfera, sfruttare donne e bambini, costretti al lavoro forzato nei laogai (www.laogai.it) per produrre a costo zero a vantaggio economico del regime. Decine di migliaia sono gli organi dei condannati a morte venduti per alti profitti. La Laogai Research Foundation ha anche pubblicato un rapporto riguardo a questa tragedia: “Cina Traffici di Morte” (Guerini, Milano, 2008). Tutto ciò in nome del dio denaro e in ossequio allo slogan di Den Xiaoping «arricchirsi è glorioso».
Toni Brandi

ASSOCIAZIONE LAOGAI ONLUS INFORMA

Martedì, Dicembre 29th, 2009

La Cina, il “Made in Italy” ed il lavoro forzato

Ottima la legge Reguzzoni/Versace sul “Made in Italy”, passata dal nostro Parlamento giovedì 10 dicembre, che permetterà l’etichettatura obbligatoria sui prodotti tessili, dell’abbigliamento, dell’arredo casa, delle calzature e della pelletteria. Tale legge, se approvata al Senato, rappresenterà un gran passo avanti nella lotta alla contraffazione, principalmente cinese. Tuttavia è un gran peccato che insieme all’esclusione dell’impiego di minori nella produzione non sia stato incluso il divieto dell’uso del lavoro forzato, spesso usato dalla Cina per migliorare la propria competitività. Infatti, oggi, in Cina vi sono almeno 1422 Laogai (www.laogai.it), dove sono costretti al lavoro forzato milioni di uomini donne e bambini a vantaggio economico del regime. Oltre ai LAOGAI esiste, in Cina, una vastissima rete di “fabbriche-lager”, con paghe ridicole e condizioni lavorative simili ai laogai, denunciata anche dal giornalista Federico Rampini. Una delle cause principali della crisi eco¬nomica è stato proprio l’atteggiamento dei nostri governi e della Commissione Europea che hanno permesso l’invasione di prodotti cinesi, spesso nocivi alla salute, in Europa. Tale posizione ha causato delocalizzazioni, bancarotta di imprese, indebitamenti dei governi e disoccupazione. Quindi il problema principale è rappresentato dalla Cina che utilizza il lavoro forzato ed il lavoro minorile per rendere maggiormente competitivo il proprio export. Numerose sono le convenzioni internazionali concernenti il lavoro, sotto¬scritte da almeno centocinquanta Paesi, tra cui la Cina, sulla libertà sindacale, l’abolizione del lavoro forzato e lo sfruttamento del lavoro minorile che non vengono rispettate dal regime di Pechino. I rapporti commerciali con la dittatura cinese non sono solamente immorali ma anche deleteri da un un punto di vista economico. Gli Stati Uniti hanno già una legge che proibisce l’importazione dei prodotti del lavoro forzato e del lavoro minorile (la n.1307). Cosa aspettiamo ad introdurre una simile legge in Italia ed in Europa?
Toni Brandi
Presidente
Laogai Research Foundation Italia

PIANETA OGGI TV INFORMA

Giovedì, Dicembre 24th, 2009

INVITIAMO I GENTILI TELESPETTATORI
A VISIONARE IL SEGUENTE SITO INTERNET
DI UNA IMPORTANTE ASSOCIAZIONE ONLUS:
WWW.LAOGAI.IT

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