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ENERGIA: “NESSUNO POTRA’ DIRE NON SAPEVO”

Mercoledì, Luglio 14th, 2010

«VI PORTO GLI SPECCHI SOLARI. COSÌ EVITEREMO IL NUCLEARE»
Dal quotidiano “L’Unità” del 17.02.07

CARLO RUBBIA torna in Italia, collaborerà con il ministero dell’Ambiente: «Da capo dell’Enea ho bussato al governo Berlusconi chiedendo di investire sul solare termodinamico. Niente. Sono andato in Spagna e lì hanno dato il via libera a decine di impianti. Che producono gli stessi Megawatt di una centrale atomica. Possiamo farlo anche noi».
Il paradosso è che basterebbe un timbro. Un semplice bollo e l’Italia potrebbe recuperare in un attimo quello che ha buttato via in cinque anni. Basta guardare la Spagna, partita nel 2004 e adesso leader nel solare termodinamico. Non potevamo fare lo stesso? Già, potevamo. Ma non lo abbiamo fatto.
Lo ricorda bene Carlo Rubbia quando, a capo dell’Enea, dovette scontrarsi con il consiglio di amministrazione per far sì che l’Ente di ricerca si lanciasse anima e corpo in quel filone che lui giudicava strategico. «Mi spararono a zero, dissero che era un progetto troppo innovativo». E lo stesso capitò poco dopo quando, durante il governo Berlusconi, bussò al ministero dell’Ambiente d
Matteoli. «Ero andato a chiedere di riconoscere al nuovo progetto lo status di fonte rinnovabile, un certificato verde che permettesse alle industrie che avessero adottato quel tipo di solare di avere i benefici previsti dalla legge per le fonti rinnovabili».

E invece? «Invece è finita che me ne sono andato in Spagna, dove hanno capito subito l’importanza di questa innovazione, hanno emesso un apposito decreto e hanno fissato l’obiettivo di installare un totale di 500 Megawatt. Ma il punto su cui riflettere è che l’industria spagnola ha saputo raccogliere la sfida grazie a queste condizioni favorevoli e adesso sono in programma altri dieci impianti che saranno pronti per il 2010, portando il totale a 1000-1200 Megawatt. Impianti extra, non previsti da nessun decreto: li stanno costruendo le aziende spagnole per ottenere energia dal sole. Capisce? Il governo ha girato la chiavetta e il Paese si è messo in moto. Tanto per essere chiari: quei 1200 Megawatt che saranno pronti in Spagna fra tre anni sono l’equivalente di una centrale nucleare».
Con la differenza che in questo caso l’energia viene dal sole. Ed è anche per questo che Pecoraro Scanio, il ministro dell’Ambiente, ha deciso di richiamare il Nobel per la Fisica in Italia offrendogli lunedì scorso l’incarico di consigliere del ministro per quel che riguarda le energie rinnovabili.
«Il sole è una fenomenale risorsa di energia. L’energia solare che cade su di un deserto in un anno è equivalente a quella che si avrebbe se quel deserto venisse ricoperto da uno strato di petrolio alto 20 centimetri. Un altro esempio: prendiamo un Paese come l’Arabia Saudita, ricco di petrolio ma anche di sole. Ebbene la quantità di energia solare che finisce sul territorio nazionale è mille volte la produzione di petrolio dell’intero Stato. Mille volte. Basterebbe ricoprire di specchi un millesimo dell’Arabia Saudita e avremmo lo stesso contributo energetico di tutto il petrolio prodotto da quel Paese».
Lei parla di specchi, non di pannelli… «Certo, perché il solare che intendo non è quello che abbiamo visto finora. Per due motivi: il primo è che, da un punto di vista energetico, il fotovoltaico è troppo costoso da realizzare. Il secondo è che dipende in tutto e per tutto dagli orari del sole e dalle bizze del cielo: di notte o quando è brutto tempo non serve a nulla. Il solare di cui parlo è quello termodinamico: uno specchio che, come quelli di Archimede, raccoglie il calore del sole in un tubo ricevitore riempito con un liquido speciale che raggiunge circa 550-600 gradi centigradi e lo convoglia verso un contenitore isolato termicamente che, a tutti gli effetti, è un serbatoio di energia. E questa è la grande differenza: il calore che ho immagazzinato può essere rilasciato anche durante la notte o quando il cielo è coperto. Ho un accumulo di energia a bassissimo costo. A questo punto basta collegarla a una turbina come quelle che già si usano oggi nelle centrali a gas e il gioco è fatto: l’energia del sole diventa energia elettrica».

E questo è proprio ciò che avviene in Spagna nei nove impianti da 50 Megawatt di potenza in fase di costruzione e dal costo di 200 milioni di euro. «Un chilometro quadrato di terreno ricoperto di specchi», dice Rubbia, precisando che questo è l’unico impatto ambientale del sistema. «Il liquido che usiamo è una miscela di sali fusi, nitrati di sodio e potassio che qualcuno chiama “Sale del Cile”: è un fertilizzante a basso costo (un euro al chilo) che fonde a 100 gradi, ma che a temperatura ambiente solidifica subito. Non ha alcun impatto ecologico e, nel caso di fuoriuscite, si forma uno strato solido che viene facilmente rimosso. Casomai ci cresce l’insalata: più verde di così…».
Eppure tra le energie rinnovabili doc, quelle a cui è stato riconosciuto il “certificato verde”, il solare termodinamico non compare. O non compare ancora. «E questo è ciò che mi aspetto dall’Italia.
Perché questo solare sarebbe il catalizzatore capace di innescare una vera reazione a catena industriale. La legge stabilisce, infatti, che una quota dell’energia usata da un’industria deve provenire da fonti rinnovabili certificate. Così avviene per il fotovoltaico e l’eolico, ma non per il termodinamico. Ed è un controsenso: perché di queste fonti solo il termodinamico ha le carte in regola per diventare una risorsa di energia per il futuro. Non solo, ma se il governo riconoscesse il certificato verde, le aziende inizierebbero a richiedere il solare termodinamico e, aumentando la domanda, calerebbero i costi. In altre parole, oltre ad avere energia a basso costo e non inquinante, potremmo far partire aziende in grado di produrre tutto quello che serve: specchi, serbatoi, condotti di alta qualità che le piccole e medie imprese di cui è ricca l’Italia potrebbero benissimo realizzare».
E questo sarà ciò che il Nobel per la Fisica dirà d’ora in avanti a Pecoraro Scanio nel suo nuovo ruolo di consigliere per le energie alternative. Un incarico importante, ma che lo stesso Rubbia tratta con calcolata prudenza. «Sono contento che l’Italia mi abbia richiamato e ho notato molta attenzione da parte dello stesso ministro su questi argomenti. Ma non basta. Bisogna che ciascuno faccia la sua parte: il governo, gli scienziati, gli industriali. Dobbiamo capire, tutti, che se non perdiamo più tempo possiamo diventare, assieme alla Spagna, i detentori di una tecnologia che tra pochi anni verrà esportata in tutto il mondo. Con una conseguenza inevitabile: che se non ci muoviamo subito, tra qualche anno ci troveremo il solare termodinamico Made in China».
Ma accanto a questo aspetto, prettamente economico, Rubbia ne sottolinea un altro. «In questi giorni (ieri, ndr) si celebrano i due anni dell’entrata in vigore di Kyoto e una settimana fa, a Parigi, hanno presentato il rapporto Onu in cui, al di là di ogni ragionevole dubbio, si dice che il cambiamento climatico è quasi certamente (al 95%) opera dell’uomo o meglio delle emissioni gassose legate alla sua attività. Forse, anche se in ritardo, abbiamo finalmente capito che quello che stiamo facendo col Pianeta e il suo clima è un immenso esperimento globale. Con un dettaglio non trascurabile: che dentro la provetta di quell’esperimento ci siamo noi, tutti noi. Ha senso continuare sulla strada che abbiamo percorso finora? Vogliamo davvero vedere come va a finire? O non è il caso di cominciare a costruire delle alternative?».
Anche perché il petrolio ha gli anni contati: non importa se saranno quaranta o cinquanta. La certezza è che prima o poi finirà. E allora?
«Le alternative sono due: il solare e il nucleare. Ma non quelli che abbiamo conosciuto finora. Il solare di cui parlo è proprio il termodinamico. E il nucleare è quello che ancora non c’è. È il nucleare sicuro o, ancora meglio, il nucleare da fusione. Dobbiamo innovare, non abbiamo scelta. Molti considerano questi discorsi un’utopia. Ma il compito degli scienziati è proprio questo: prendere le utopie e trasformarle in realtà. Sennò che ci stiamo a fare?».

llando@unita.it
di Luca Landò
17 febbraio 2007

Link al PDF dell’intervista esclusiva al Premio Nobel Carlo Rubbia, pubblicata nel 2006 dalla rivista “Newton oggi”: “ADDIO ITALIA, PORTO IN SPAGNA LA NUOVA ENERGIA SOLARE:

http://www.liberamenteservo.it/energiaalternativa/Addio%20Italia%20_%20Carlo%20Rubbia.pdf

LA CRISI MONDIALE

Mercoledì, Luglio 14th, 2010

CRISI SISTEMICA: GLI USA SULL’ORLO DEL BARATRO
Di Gilles Bonafi

Il nuovo rapporto dell’OCC, lo Office of Comptroller of the Currency, l’organismo governativo che tutela le banche statunitensi, dipendente dal tesoro americano, è uscito il 23 giugno 2010. Intitolato “OCC and OTS Release Mortgage Metrics Report for First Quarter of 2010”, questo rapporto fa il punto sui mutui immobiliari (non commerciali) statunitensi, sul loro numero, sulla loro ripartizione per categorie, ma, soprattutto, enumera i pignoramenti immobiliari in corso (1). Essendo un organismo governativo di controllo sulle banche, i suoi dati sono eccezionali sul piano qualitativo: dati che provano che l’economia statunitense è in fase avanzata di distruzione, ciò in totale contraddizione a quello che si può leggere sulla stampa.
Per cominciare, bisogna sapere che l’insieme dei crediti immobiliari non commerciali negli USA ammonta a 5947,548 miliardi di dollari, ovvero più del doppio del PIL della Francia.
Ora, questo rapporto dell’OCC ci informa che l’87,3% di questi mutui sono rimborsati (si veda nella tabella la parte evidenziata in rosso, “current and performing”), il che significa che il 12,7% di questi mutui sono al momento in difficoltà. Gli USA si ritrovano dunque con un debito immobiliare lordo di 755,33 miliardi di dollari. Non dimentichiamo che il 20 settembre 2008 Paulson, segretario al tesoro, il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, così come Christopher Cox, presidente della SEC, iniziano a mirare al TARP, Trouble Asset Relief Program, che permetterà di reincassare 700 miliardi di dollari, costituiti da MBS (mortgage-backed securities, un titolo ipotecario), al fine di colmare i debiti delle istituzioni finanziarie.
Occorrerà dunque predisporre un secondo TARP, seguito da un terzo, poiché anche il settore immobiliare commerciale si trova in zona rischio, secondo un rapporto pubblicato dal COP, il Congressional Oversight Panel (Congresso USA). In effetti, vi sarà un enorme crac immobiliare, con quasi 1400 miliardi di dollari di crediti immobiliari commerciali da rifinanziare in 3 anni, ovvero dovranno essere trovati 466,6 miliardi ogni anno. A mio parere, questa è una cifra sottostimata, il reale importo sarebbe da collocare, piuttosto, intorno ai 600 miliardi.
Le “piccole banche” statunitensi non sopravvivranno a questo crac, si assisterà pertanto ad una superconcentrazione del settore bancario. Gli USA dovranno quindi, se tutto va bene, trovare circa 1200 miliardi di dollari quest’anno, per salvare le banche dal buco nero immobiliare.(2) Ancora più inquietante è il fatto che i procedimenti di pignoramento immobiliare sono aumentati dell’8,5% nel primo trimestre del 2010 (questo nonostante la rinegoziazione e la modifica della maggior parte dei mutui), con 1.170.874 procedimenti. Ci sono dunque 12.866 procedimenti di pignoramento al giorno, negli Stati Uniti, migliaia di famiglie vengono buttate sulla strada. Il numero di senza fissa dimora non è in procinto di diminuire (si veda in proposito:
http://gillesbonafi.skyrock.com/2886448330-L-explosion-des-SDF-aux-USA.html)!
Non c’è stato quindi nessun miracolo Obama!
Bisogna ricordare che gli Stati Uniti hanno un debito totale (pubblico e privato) di 52.859 miliardi di dollari, cioè il 375% del loro PIL, maggiore anche rispetto al PIL mondiale; questo debito sta per aggravarsi ancora di più, e dovrebbe raggiungere i 400 miliardi entro la fine dell’anno. Fortunatamente le agenzie di rating sono tutte americane, perché i problemi della Grecia sono nulla a confronto!
È interessante notare che Ayn Rand è stata la ninfa Egeria di Anton LaVey, dei liberisti e di Alan Greenspan, presidente della Federal Reserve fino al 2006. Quest’ultimo è, inoltre, uno dei responsabili della crisi attuale, a causa della sua politica dei tassi bassissimi rialzati brutalmente. Questi ha fatto passare anche i tassi preferenziali della FED (la banca centrale degli USA) dall’1% del 25 giugno 2003, al 4,5% (con un prezzo massimo del 5,25% al 29 giugno 2006), nel giorno delle sue dimissioni, il 31 gennaio 2006. Ecco la vera causa della crisi dei mutui subprime (mutui immobiliari a rischio), iniziata storicamente nel secondo trimestre del 2006 a causa del rialzo dei tassi, il quale ha poi provocato la sparizione di intere mensilità di coloro che avevano contratto un mutuo. Si racconta di tutto sulle cause di questa crisi, che non è certo imputabile alle banche, ma alla banca centrale americana, la FED!
Ayn Rand ha scritto, nel suo libro La rivolta di Atlante, pubblicato nel 1959:
“Quando si può constatare che il commercio si fa non per consenso, ma per una reazione compulsiva – quando si può constatare che, per produrre, occorre innanzitutto ottenere il permesso di uomini che non producono niente – quando si può constatare che il denaro affluisce verso coloro che dispensano non dei beni, ma dei favori – quando si può constatare che gli uomini si arricchiscono più con la seduzione e le pressioni sugli altri, che con il lavoro, e che le leggi non vi proteggono da tali uomini, ma proteggono al contrario loro da voi – quando si può constatare che la corruzione è ricompensata e l’onesta diviene un sacrificio – allora si sa che la società è condannata”.

Gilles Bonafi, è professore ed analista economico. Collabora regolarmente con Mondialisation.ca.
Fonte: http://gillesbonafi.skyrock.com/
Link: http://gillesbonafi.skyrock.com/2888091133-Crise-systemique-les-USA-au-bord-du-gouffre.html
28.06.2010
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DANIEL ABBRUZZESE

NOTE :
(1) Fonte: http://www.occ.treas.gov/ftp/release/2010-69a.pdf
(2) http://www.agefi.fr/articles/Limmobilier-commercial-americain-prepare-nouvelle-vague-defaillances-1126571.html
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=7243

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